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USA, più che una mamma una matrigna arrogante

USA, più che una mamma una matrigna arrogante
marzo 09
09:00 2016

Si può dire senza troppi indugi che gli Stati Uniti d’America sotto la sua presidenza hanno toccato il punto più basso della storia delle relazioni diplomatiche statunitensi con il resto del globo, addirittura dalla fine della guerra fredda. Gli unici rapporti nel mondo che gli USA hanno migliorato grazie ad Obama sono i più controversi e criticabili, quelli con la dittatura cubana dei fratelli Castro e quelli con la teocrazia degli ayatollah iraniani capitanati da Rohani.

La responsabilità di aver vanificato anni di lavoro speso nella faticosa tessitura delle relazioni tra USA-Europa-Russia-Israele per esempio, anche sul piano della cooperazione militare, specialmente nella vitale lotta contro il terrorismo islamico internazionale, è pesante e non può che ricadere su chi ha guidato la superpotenza in questi ultimi anni. L’abbandono dei terreni dove gli stessi americani erano stati protagonisti, ed in alcuni casi pessimi attori dei conflitti, in particolare in Medio Oriente e nel Сorno d’Africa, la responsabilità di aver scaturito primavere arabe e colorate nel mondo e poi aver ancora abdicato al proprio ruolo, lavandosene le mani, l’aver generato il caos senza poi mai preoccuparsi di contribuire a risolverlo, sono fatti e colpe che ricadranno inevitabilmente sul futuro delle relazioni geopolitiche.

Lo scandalo Wikileaks non ha certamente aiutato a stemperare la già tesa situazione globale, ma anche in questo caso la chiara responsabilità di aver spiato nemici ed amici, alleati storici e leader mondiali certamente non antiamericani, non può che ricadere sulla stessa Amministrazione USA. La scarsa dimostrazione di fiducia nei confronti dei partners storici e la provocazione nei confronti di coloro che non si erano mai considerati alleati, non è stato certamente un buon contributo alla risoluzione delle già complesse crisi globali, ma forse sono da ritenersi ancora peggio e più gravi la motivazioni adotte dagli Stati Uniti quando sono scoppiati in questi due anni gli scandali relativi allo spionaggio messi in evidenza da Wikileaks.

Infatti proprio in questi giorni la dichiarazione ufficiale degli Stati Uniti d’America in riferimento all’ultimo di una serie di scandali, in questo caso riguardante l’Italia e il suo primo ministro di allora Silvio Berlusconi, iniziava così:

“Il presidente è stato chiaro sul fatto che, a meno che non vi sia uno stringente motivo di sicurezza nazionale, non monitoreremo le comunicazioni di capi di Stato e di governo dei nostri amici e alleati. Come già detto in precedenza, non conduciamo alcuna attività di sorveglianza di intelligence a meno che non vi sia una specifica e valida ragione di sicurezza nazionale. E ciò si applica a cittadini ordinari come a leader mondiali”, sono le parole pronunciate all’ANSA dal portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner.

Sono dichiarazioni arroganti e prive di rispetto, non serve nemmeno conoscere il linguaggio diplomatico per capirlo, ma come possono gli USA affermare che hanno intercettato il Capo del governo italiano e molti altri capi di governo e di Stato per tutelare la loro sicurezza nazionale, con questi presupposti tutti sono un potenziale pericolo, anche gli amici, pertanto tutto è concesso in virtù della sicurezza. Credere che uomini come Silvio Berlusconi e Benjamin Netanyahu o ancora Nicolas Sarkozy ed Angela Merkel siano dei pericoli per la sicurezza americana fa alquanto sorridere, probabilmente gli “amici” di oltreoceano avrebbero fatto più bella figura a dire: scusate, ci volevamo fare i fatti vostri per motivi di interesse strategico, abbiamo sbagliato e non accadrà più.

Ancor più grave la seconda motivazione adotta:

Gli Stati Uniti e l’Italia godono di una lunga amicizia basata sui nostri valori condivisi e su una storia di cooperazione nel portare avanti interessi comuni in tutto il globo. In quanto alleati e partner, continueremo a lavorare a stretto contatto con l’Italia per proteggere la sicurezza collettiva dei nostri due Paesi e dei nostri cittadini”, ha concluso il portavoce del dipartimento di Stato Toner.

Vogliamo scherzare? Gli Stati Uniti ci stanno dicendo, siamo amici, non vi dovete preoccupare perché facciamo anche il vostro bene, anche quando vi manchiamo di rispetto in questo modo scandaloso. Implicitamente ci danno anche degli incapaci, come se fossimo il figlio scemo che non sa badare e a sé stresso, ma che ha trovato la mamma adottiva buona che lo tutela anche a sua insaputa e contro la sua volontà.

Mi spiace ma più che una mamma gli Stati Uniti oggi sono la matrigna arrogante ed impertinente del mondo, che sempre più i figli ripudiano. Le telefonate tra l’allora premier Silvio Berlusconi e i suoi collaboratori, ma anche conversazioni dirette con leader politici come Benjamin Netanyahu venivano monitorate dallo Special Collection Service (Scs), unità speciale dell’Nsa che opera sotto copertura diplomatica. E’ quanto emerge dai nuovi file di Wikileaks e questo deve essere inaccettabile per il nostro Paese quanto per Israele e per qualsiasi altra nazione che veda violata la riservatezza dei propri leader e la propria sovranità nazionale, non siamo sotto tutoraggio di nessuno.

Fonte: http://it.sputniknews.com/opinioni/20160226/2170194/usa-politica-intelligence-sicurezza-wikileaks-berlusconi.html#ixzz42IL14vqf

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