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Terrorismo. I segreti dei servizi segreti costretti all’ovvietà

Terrorismo. I segreti dei servizi segreti costretti all’ovvietà
marzo 05
12:00 2016

Titoli di tutti i quotidiani praticamente in fotocopia: 1. Rischio di terroristi infiltrati anche tra i profughi (ma anche tra i turisti o falsi uomini d’affari, NdR); 2. Rischio forte dai Balcani (ma non c’è da escludere il nord Africa o la Francia degli jihadisti nativi europei, o Bruxelles, NdR). I Balcani forse perché siamo più presenti e ne sappiamo di più.

Nella valutazione del comparto sicurezza si legge dell’Italia “target potenzialmente privilegiato sotto un profilo politico e simbolico/religioso, anche in relazione alla congiuntura del Giubileo straordinario”. Altra ovvietà oltre la quale, se esistessero sospetti più concreti, non potrebbero certo venire a raccontarci salvo avvertire gli stessi sospetti terroristi.

Da Parigi -pagina tristissima per i Servizi segreti e di sicurezza l’oltralpe- dovremmo imparare che il rischio di nuove azioni “ad opera sia di emissari, inviati ad hoc, inclusi foreign fighter, sia di militanti già presenti e integrati/mimetizzati è da ritenere elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo”. “Attacchi eclatanti” stile di quelli francesi.

Potenziali autori sia foreign fighters addestrati in guerra, sia militanti già presenti e integrati e ben mimetizzati in Europa. Tutto e il contrario di tutto. Ripasso di quanto accaduto tra Parigi e Bruxelles e noto a tutti. Bersagli? Quelli simbolo, e ‘incontrollabile rischio di attacchi contro ‘soft target’, dal Colosseo al bar di ‘Sora Lella’. Impossibile difendere tutto.

Qualche barlume di novità nei “crescenti segnali di consenso verso l’ideologia jihadista nei circuiti radicali on-line. Individui giovani permeabili ad opinioni ‘di cordata’, resi più recettivi al ‘credo’ jihadista da crisi identitarie, condizioni di emarginazione rigetto delle regole sociali, di ambienti della microdelinquenza, dello spaccio e delle carceri.

Rischio proselitismo nelle carceri. “Detenuti per reati comuni i più vulnerabili alla radicalizzazione ideologico-religiosa e, se indottrinati, più disponibili -una volta scarcerati- a raggiungere i territori del Califfato o nutrire sentimenti di rivalsa nei confronti del nostro Paese”. Storia già sperimentata negli ‘Anni di piombo’ dal terrorismo brigatista nostrano.

Aumenta l’afflusso nei teatri di jihad, guerra santa, di interi nuclei familiari e di giovani donne a cui sono assegnati spesso, ma non solo, compiti domestico-amministrativi. Oltre ad alcuni casi di espatrio noti, veniamo a sapere di estremiste impegnate in attività di proselitismo e reclutamento, soprattutto on-line, supporto logistico e di natura operativa.

Cosa stanno facendo le nostra strutture di intelligence operative, Aisi e Aise? Massima vigilanza sul possibile rientro di soggetti che hanno combattuto nei teatri di guerra, o i cosiddetti ‘pendolari’ nello spazio Schengen perché già residenti sul territorio italiano o i altri Paesi europei. Circa una novantina i foreign fighter individuati ma in costante aumento.

Non ci sarebbero riscontri di infiltrazioni terroristiche tra gli arrivi dal Nordafrica, mentre il rischio “si presenta più concreto” lungo la rotta balcanica. Zona di transito privilegiato di foreign fighters e di presenze “oltranziste consolidate” tra Bosnia e Kosovo. Già attivi gruppi criminali brindisini nel trasferimento di migranti attraverso l’Adriatico in Italia.

Terrorismo economico. Parla anche il ministro dell’Economia Padoan. “Una rete internazionale di finanziamento del terrorismo sta inquinando i sistemi finanziari e i mercati e di conseguenza richiede particolare attenzione”. Il petrolio, “fonte rilevante di finanziamento per l’Isis, stimata in almeno 100 milioni di dollari annui”. La Turchia Paese Nato insegna.

I servizi segreti hanno anche segnalato le criticità del sistema bancario: crisi bancarie ben note che favoriscono l’ingresso nell’azionariato di soggetti stranieri interessati ad operazioni speculative. Le banche con un profilo internazionale di Paesi in crisi di stabilità puntano all’acquisizione di nostri istituti medi e piccoli. Riciclaggio di capitale terroristico.

Fonte: http://www.remocontro.it/

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